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la storia dei due fratelli

Papiro Orbiney, n. 10183, British Museum - fine della XIX Dinastia

Si racconta che c’erano due fratelli di una sola madre e di un solo padre:
Anubi era il nome del maggiore, mentre Bata era il nome del minore.

Anubi possedeva una casa e una moglie, mentre suo fratello minore stava con lui come un figlio. Ed era questi che faceva per lui vestiti e che andava dietro al suo bestiame, nei campi; era questi che coltivava, che mieteva per lui e che faceva per lui tutti i lavori che riguardavano i campi. Suo fratello piccolo era insomma un giovane buono e non esisteva il suo uguale in tutto il paese: invero, la forza di un dio era in lui.

Passati molti giorni da ciò, dato che andava dietro la sua mandria, come sua abitudine quotidiana, il fratello più giovane rientrava ogni sera a casa sua, carico di ogni erba della campagna, di latte, di legna e di tutte le buone cose della campagna e posava ciò davanti a suo fratello maggiore che stava seduto insieme alla moglie. Beveva, mangiava e poi usciva per andare a dormire nella sua stalla in mezzo ai suoi animali.

Poi, quando la terra era diventata chiara e un secondo giorno era arrivato, cotti i cibi, li poneva davanti a suo fratello maggiore e questi dava a lui le razioni di pane per i campi. Allora egli conduceva le sue vacche per farle mangiare in campagna e, mentre andava dietro alle sue vacche, esse gli dicevano:
“È buona l’erba di quel tal posto!”.
Egli ascoltava tutto quel che esse dicevano e le portava nel luogo buono delle erbe che esse desideravano; le vacche che gli stavano davanti diventavano proprio bellissime e moltiplicavano i loro eccellenti nati sempre più.

Ora al tempo dell’aratura, il fratello maggiore gli disse:
“Prepara una coppia di buoi per arare, poiché la terra è emersa ed è buona da arare, come al solito. Tu verrai nei campi con le sementi, poiché noi ci cureremo dell’aratura domani mattina”, egli gli disse parlandogli.

Quindi suo fratello minore svolse tutti i compiti, di cui il maggiore gli aveva detto: “Falli!”. E quando la terra fu schiarita e un secondo giorno fu arrivato, essi andarono in campagna con le loro sementi e cominciarono ad arare, il loro cuore grandemente felice per il lavoro, nel loro inizio dell’attività annuale.

Dopo molti giorni da ciò, mentre essi erano nei campi, rimasero privi di semi; allora egli mandò suo fratello minore, dicendo: “Va’ a prendere per noi sementi al villaggio!”.

Il fratello minore trovò la moglie di suo fratello mentre, seduta, la pettinavano. Allora egli le disse:
“Alzati e dammi delle sementi, è dalla campagna che io sono corso, poiché è me che mio fratello sta aspettando! Non tardare!”.

Ma ella gli disse:
“Va’, apri il granaio e prenditi quello che vuoi! Non farmi lasciare la pettinatura per strada”.
Allora il giovane entrò nel magazzino, prese un grande vaso, volendo prendere molte sementi, si caricò con orzo e grano e uscì portandoli. A quel punto ella gli chiese: “Qual è il peso sulle tue spalle?”
Ed egli le rispose: “Tre sacchi di grano e due d’orzo, cinque in totale che sono sulle mie spalle”, così egli disse parlandole.
Allora ella si rivolse a lui dicendo: “C’è una gran forza in te e io vedo il tuo vigore ogni giorno”.
Poiché è nella conoscenza di maschio che voleva conoscerlo, ella si alzò lo afferrò e gli disse: “Vieni!, passiamo un’ora insieme, giacenti. Sarà vantaggioso per te, poiché io farò per te bei vestiti”.

Allora il giovane s’infuriò come un leopardo, rabbioso per le parole spregevoli che ella gli aveva rivolto ed ella si spaventò moltissimo.
Quindi egli le parlò con queste parole: “Vedi, tu per me sei come madre e tuo marito per me è come padre ed è lui che mi ha fatto crescere. Che cos’è questa grande immoralità che mi è stata detta? Non dirla di nuovo! Io non lo dirò a nessuno e non permetterò che esca dalla mia bocca verso chiunque”.

Ed egli si caricò del suo fardello e se ne andò, per parte sua, nel campo. Quindi raggiunse suo fratello maggiore e incominciarono a svolgere il loro lavoro.

Dopo, verso sera, il fratello maggiore ritornò alla sua casa, mentre il fratello minore stava dietro alla sua mandria e, carico con tutti i prodotti dei campi, conduceva i suoi animali per farli riposare nella loro stalla che era nel villaggio.

Ora la moglie del fratello maggiore era impaurita per le parole che aveva detto e allora usò grasso e bende, in modo che divenne come una che era stata apparentemente picchiata, con il proposito di dire a suo marito:
“È tuo fratello minore che mi ha picchiato”.
E quando suo marito rientrò alla sera, come suo costune di ogni giorno, e raggiunse casa sua, trovò sua moglie giacente e apparentemente sofferente.

Ella non versò acqua sulle sue mani, come abitudine di lui, e non avendo acceso un lume davanti a lui, la casa era nel buio, mentre essa era sdraiaita e vomitava. Suo marito le chiese: “Chi ha avuto da dire con te?”.
Ed ella gli rispose: “Nessuno ha avuto da dire con me, tranne tuo fratello piccolo, quando è venuto a prendere per te le sementi. Egli mi ha trovato seduta e sola e mi ha detto: ‘Vieni!, passiamo un’ora e giaciamo insieme. Sciogli la tua treccia’, disse, rivolgendosi a me, ma io non gli ho dato retta. ‘Non sono forse io tua madre e non è tuo fratello maggiore per te come un padre?’, dissi parlandogli. Egli s’è impaurito e mi ha picchiato, per impedire che io te lo raccontassi. Se tu permetti che egli viva io mi procurerò la morte. Ecco, quando viene non ascoltarlo, poiché io soffro per questa brutta azione che egli aveva in animo di fare ieri”.

Allora il fratello maggiore s’infuriò come un leopardo, rese accuminata la sua lancia e la prese in mano; poi si mise dietro la porta della stalla per uccidere suo fratello minore al suo arrivare, alla sera, per far entrare i suoi animali nella stalla.

Quando il sole tramontò, questi si caricò di tutte le verdure della campagna, come suo costume quotidiano, e arrivò. Quando la vacca che era in testa entrò nella stalla, disse al suo pastore:
“Sta’ in guardia! Tuo fratello sta qua davanti con la sua lancia per ucciderti. Scappa davanti a lui”.
Egli ascoltò le parole della vacca di testa, mentre anche un’altra entrò e gli disse la stessa cosa. Egli allora guardò sotto la porta della stalla e vide i piedi di suo fratello maggiore, mentre questi stava dietro la porta con la lancia nella sua mano. Egli posò il suo fardello a terra e si mise a correre per fuggire, mentre suo fratello maggiore gli correva dietro con la sua lancia.
Allora il fratello minore si mise a pregare Prā-Harakhty dicendo:
“Mio buon signore, sei tu colui che viene e che giudica tra la menzogna e la verità”.
Allora Prā ascoltò tutte le sue preghiere e Prā fece sorgere una grande acqua, per separare lui da suo fratello maggiore, e la riempì di coccodrilli, così che uno di essi stava da un lato e un altro stava dall’altro.

Il fratello maggiore allora si battè ripetutamente sulla sua mano perché non aveva potuto ucciderlo. Il fratello minore poi gli si rivolse dall’altro lato, dicendo:
“Aspetta lì fino all’alba; dopo che il Disco solare si sarà levato, io disputerò con te davanti a lui ed egli rimetterà la menzogna alla verità, poiché io non vivrò più con te … mai più. Io non sarò più nel luogo in cui tu sarai; andrò nella Valle del Pino”.

Così, dopo che la terra fu schiarita e un secondo giorno fu venuto, Rā-Harakhty sorse e ciascuno di essi vide l’altro. Allora il giovane uomo parlò con suo fratello maggiore, dicendo:
“Che cos’è il tuo seguirmi per uccidermi ingiustamente, senza aver ascoltato ciò che la mia bocca ha da dire? Io sono ancora tuo fratello minore; tu sei per me come un padre e tua moglie è per me come una madre. Non è così? Quando mi hai mandato a prendere per noi le sementi, tua moglie mi disse: ‘Vieni, passiamo un’ora insieme, giaciamo!’ e, vedi, ella ha rigirato per te le cose”.

Poi egli fece in modo che sapesse tutto quello che era avvenuto tra lui e la moglie e lo giurò per Prā-Harakhty, dicendo a questo proposito:
“Sei venuto per uccidere ingiustamente, con la tua lancia, per la parola di una svergognata”.
Prese poi un coltello di canna, tagliò il suo fallo, lo buttò in acqua e un pesce gatto lo ingoiò. Egli s’indebolì e divenne fiacco.
Il fratello maggiore si afflisse moltissimo e se ne stette piangendo per lui rumorosamente, senza saper passare sulla sponda in cui era suo fratello minore, a causa di quei coccodrilli.

Poi il fratello minore gli si rivolse dicendo:
“Come mai hai pensato a un’azione malvagia? Non potevi pensare a un’azione buona oppure a una delle cose che ho fatto per te? Ti prego, va’ a casa e prenditi cura del tuo bestiame, poiché io non starò più nel luogo in cui stai tu. Me ne andrò nella Valle del Pino. Ma quello che tu farai per me è il tuo venire a prenderti cura di me, se daranno notizia che è mi successa qualche cosa. Io strapperò il mio cuore e lo metterò sulla cima del fiore del Pino; ma se il Pino verrà tagliato e il mio cuore cadrà a terra, tu verrai a cercarlo; anche se impiegherai sette anni a cercarlo non permettere che il tuo cuore si scoraggi.

Quando lo avrai trovato e lo avrai messo in un vaso d’acqua fredda, io rivivrò e mi vendicherò di chi mi ha fatto del male. Apprenderai che mi è accaduto qualche cosa quando ti si metterà in mano un boccale di birra ed questa traboccherà. Non aspettare assolutamente quando questo ti accadrà!”.

Poi egli se ne andò, per parte sua, nella Valle del Pino e suo fratello maggiore se ne andò, per parte sua, a casa sua; le sue mani erano posate sulla sua testa ed egli era coperto di polvere.

Quando giunse a casa sua, uccise sua moglie e la gettò ai cani; poi si sedette nel dolore per suo fratello minore.
Passati molti giorni dopo ciò, suo fratello minore stava nella Valle del Pino e non c’era nessuno con lui. Egli passava il giorno cacciando animali del deserto ed è sotto il Pino, sulla cima del cui fiore stava il suo cuore, che egli tornava a dormire la sera.
Dopo molti giorni, egli costruì per sé stesso, con le sue mani, nella Valle del Pino, una dimora piena di ogni sorta di buone cose, per il desiderio di costituirsi una casa.

Poi egli uscì dalla sua casa e incontrò gli dei dell’Enneade che andavano occupandosi degli affari del loro paese intero. Allora gli dei dell’Enneade parlarono tra loro e poi gli dissero:
“Ehi, Bata, toro dell’Enneade, sei tu qui solo, avendo abbandonato la tua città, scappando davanti alla moglie di Anubi, tuo fratello maggiore? Guarda, egli ha ucciso sua moglie e così tu hai riportato la risposta a tutto il malfatto contro di te”.
E il loro cuore ebbe molta pena di lui, mentre Prā-Harakhty disse a Khnum: “Modella una donna per Bata, così che egli non debba vivere solo”.
E Khnum gli fece una compagna, bella nel corpo più di ogni donna di tutto il paese, poiché il seme di tutti gli dei era in lei. Poi le sette Hathor vennero a vederla e dissero a una voce: “È di coltello che ella morirà!”. Allora egli la amò enormemente ed ella visse nella sua casa.

Poiché egli passava il giorno cacciando animali del deserto, portandoli e posandoli davanti a lei, le disse:
“Non uscire fuori, così che il Mare non ti prenda! Io non sarò capace di salvarti da esso, poiché io sono una donna come te e il mio cuore è posato sulla cima del fiore del pino: così, se qualcuno lo trova, dovrò combattere con lui”.
Poi egli le aprì interamente il suo cuore.

Passati molti giorni da ciò, Bata se ne andò a cacciare, come suo costume di ogni giorno, e la giovane uscì a passegggiare sotto il pino, che era accanto alla sua casa. Quando vide che il Mare stava montando dietro di lei, cominciò a correre davanti ad esso ed entrò in casa sua.
Ma il Mare si rivolse al Pino dicendo: “Prendimela!”.

E il pino portò una treccia dei suoi capelli, che il Mare portò in Kemet, posandola nel luogo dei lavandai di Faraone, vita prosperità e salute.
L’odore della treccia di capelli passò nei vestiti di Faraone, vita, prosperità e salute, e il re rimproverò i suoi lavandai, dicendo:
“C’è odore di unto nei vestiti di Faraone, vita, prosperità e salute”.
Egli continuò a rimproverarli quotidianamente, poiché essi non sapevano quello che dovevano fare.

Allora il capo dei lavandai andò al lavatoio e il suo cuore era pieno di tristezza, in seguito ai rimproveri quotidiani nei suoi confronti. Egli si fermò stando sulla sabbia di fronte alla treccia di capelli, che era nell’acqua, fece scendere qualcuno che gliela portò. L’odore fu trovato assai gradevole ed egli la portò a Faraone, vita prosperità e salute.

Quindi furono condotti gli scribi e i saggi di Faraone, vita prosperità e salute, ed essi dissero a Faraone:
“Questa treccia di capelli appartiene a una figlia di Prā-Harakhty, nella quale è il seme di tutti gli dei. È un dono di un altro paese per te. Fa’ dunque che dei messaggeri vadano in ogni paese per cercarla. Quanto al messaggero che andrà nella Valle del Pino, fa’ che molta gente vada con lui per portarla qui”.
Allora sua Maestà, vita prosperità e salute, disse:
“È eccellente quel che ci è stato detto”. E li fece partire.

Passati molti giorni dopo ciò, gli inviati che erano andati nei paesi stranieri tornarono per far rapporto a sua Maestà, vita prosperità e salute, ma non tornarono quelli che erano andati nella Valle del Pino: li uccise Bata, risparmiando uno di loro perché potesse fare rapporto a sua Maestà, vita prosperità e salute.

Allora sua Maestà fece partire molti soldati, al pari di aurighi, per portarla indietro e con loro c’era una donna, nelle cui mani era stato messo ogni tipo di bei gioielli femminili. E la donna ritornò in Kemet con la giovane e si gioì per lei nell’intero paese. Sua Maestà, vita prosperità e salute, la amò moltissimo e la nominò grande favorita.

Poi il re parlò con lei per far sì che dicesse la condizione di suo marito.
Ella disse a sua Maestà, vita prosperità e salute:
“Fa’ tagliare il Pino e fallo distruggere!”.
Ed egli fece andare dei soldati, con i loro arnesi di rame, per tagliare il Pino; essi raggiunsero il Pino e tagliarono il fiore, su cui era il cuore di Bata,
ed esso cadde morto all’istante.

Poi, quando la terra si schiarì e un secondo giorno fu venuto, dopo che il Pino fu tagliato, Anubi il fratello maggiore di Bata entrò a casa sua e si sedette per lavare le sue mani. Gli venne dato un boccale di birra e questo traboccò. Gliene venne dato un altro di vino e questo s’intorbidì.
Allora egli prese il suo bastone, i suoi sandali e, allo stesso modo, i suoi vestiti, con le sue armi da combattimento, e si mise a marciare verso la Valle del Pino. Egli entrò nella dimora di suo fratello minore e trovò suo fratello minore, giacente sul suo letto: era morto. Egli pianse quando vide suo fratello minore giacente morto e andò a cercare il suo cuore sotto il Pino, sotto cui suo fratello minore dormiva di notte.

Egli passò tre anni a cercarlo, senza trovarlo.
Quando iniziò quello che era il quarto anno, il suo cuore sentì il desiderio di ritornare in Kemet e disse:
“Me ne andrò domani mattina”, così disse in cuor suo.
Ma, dopo che la terra si schiarì e venne un secondo giorno, egli si rimise a camminare sotto il Pino e passò il giorno a cercarlo.
Rientrando alla sera e passando altro tempo a cercarlo ancora, egli trovò una pigna e se ne tornò con essa: era il cuore di suo fratello minore!.
Allora egli andò a prendere un vaso d’acqua fredda e lo mise in esso; poi si sedette, secondo la sua abitudine di ogni giorno.
Dopo che calò la notte, e che il cuore assorbì l’acqua, Bata cominciò a fremere in tutto il suo corpo e cominciò a guardare suo fratello maggiore, mentre il suo cuore era ancora nel vaso. Anubi, suo fratello maggiore, allora prese il vaso d’acqua in cui si trovava il cuore di suo fratello piccolo e fece in modo che egli lo bevesse.
Quando il suo cuore fu al suo posto, egli ridivenne come era stato.
Poi l’uno abbracciò l’altro di loro e l’uno parlò con il suo compagno.

Quindi Bata disse a suo fratello maggiore:
“Ecco, io diventerò un grande toro, di ogni bel colore ma di natura sconosciuta e tu ti sederai sulla mia schiena, finché il Sole sarà sorto. Quando saremo nel luogo in cui è mia moglie, io mi potrò vendicare. Quindi tu mi condurrai nel luogo in cui sta il re, poiché il re ti farà ogni sorta di bene e ti pagherà con argento e oro per avermi condotto da lui. Poiché io diventerò un portento e si gioirà grazie a me nell’intero paese. Poi tu, quanto a te, andrai nel tuo villaggio”.

Dopo che la terra fu schiarita e un secondo giorno fu arrivato, Bata si trasformò nella forma che aveva detto a suo fratello maggiore e Anubi, suo fratello grande, si sedette sulla sua schiena.
E fu quando egli raggiunse il luogo in cui era il re che la terra schiarì.
Allora si fece in modo che sua Maestà, vita prosperità e salute, sapesse di lui ed egli lo vide, sentì una grandissima gioia per lui e fece per lui una grande festa, dichiarando:
“È un grande portento quello che è avvenuto!”.
E si gioì per lui in tutto il paese.

Poi il re ricompensò con argento e oro il fratello maggiore e questi si stabilì nel suo villaggio. Il re diede a lui personale e beni in quantità poiché Faraone, vita prosperità e salute, lo amava moltissimo, più di ogni altra persona che viveva in tutto il paese.

Passati molti giorni dopo ciò, egli entrò nella cucina, fermandosi nel luogo in cui era la favorita, e si mise a parlare con lei, dicendo: “Vedi, sono ancora vivo!”.
Ella gli chiese: “Chi sei dunque?”.
Ed egli le rispose: “Sono Bata e so che quando facesti distruggere il pino per Faraone, vita prosperità e salute, fu a causa mia, per impedire che io rimanessi vivo. Ma ecco, io sono ancora vivo, essendo un toro!”.
Allora la favorita s’impaurì moltissimo per le parole che le disse suo marito. Egli poi uscì dalla cucina.

Sua Maestà, vita prosperità e salute, si sedette passando con lei un giorno felice: ella versò da bere a sua Maestà, vita prosperità e salute, e il re fu davvero felice con lei. Poi ella disse a sua Maestà:
“Giurami davanti al dio, dicendo: ‘Quanto a quello che essa dirà io lo ascolterò!”.
Ed egli ascoltò tutto ciò che ella disse: “Fa’ che io possa mangiare il fegato di questo toro, poiché esso non è buono a far nulla”, così disse parlandogli.

Il re si rattristò moltissimo per ciò che ella aveva detto.
Il cuore di Faraone, vita prosperità e salute, fu veramente pieno di pena per lui.

Dopo che la terra fu chiara e un secondo giorno arrivò, il re proclamò una grande festa con l’offerta in sacrificio del toro e mandò uno dei capi macellai reali di sua Maestà, vita prosperità e salute, per sgozzare il toro.

Dopo averlo sgozzato, mentre esso era sulle spalle della gente, il macellaio colpì ancora il suo collo e gli fece cadere due gocce di sangue a lato dei due grandi stipiti della porta di sua Maestà, vita prosperità e salute, cosicché l’una si trovò sul lato della grande porta di Faraone, vita prosperità e salute, e l’altra sull’altro lato ed esse fiorirono in due grandi persèe, l’una e l’altra di loro di prima scelta.

Allora si andò a dire a sua Maestà, vita prosperità e salute:
“Due grandi persee sono cresciute, come un grande portento, per sua Maestà, vita prosperità e salute, nella notte, ai lati della grande porta di sua Maestà, vita prosperità e salute”.

Si gioì, grazie ad esse, in tutto il paese e il re fece offerte per esse.

Passati molti giorni dopo di ciò, sua Maestà, vita prosperità e salute, apparve al balcone di lapislazzuli, una ghirlanda di ogni tipo di fiore sul collo.
Poi egli salì sul cocchio di electron e uscì dal palazzo del re, vita prosperità e salute, per vedere le persee. Allora la favorita uscì in carrozza dietro a Faraone, vita prosperità e salute.
Poi sua Maestà, vita prosperità e salute, si sedette sotto una delle persee e la favorita sotto l’altra.
Allora Bata parlò con sua moglie:
“Ehi, traditrice, io sono Bata, sono vivo, a tuo dispetto!. E conosco la tua richiesta di far tagliare il pino a Faraone, vita prosperità e salute, a causa mia.
E quando mi sono trasformato in toro, tu mi hai fatto uccidere”.

Poi, passati molti giorni da ciò, la favorita si mise a versare da bere a sua Maestà, vita prosperità e salute, e il re fu felice con lei. Allora ella disse a sua Maestà, vita prosperità e salute:
“Giurami sul dio, dicendo: ‘Quanto a ciò che la favorita mi avrà detto, io lo ascolterò’. Così dirai”.
Ed egli ascoltò tutto ciò che ella diceva.
Ed ella riprese: “Fa’ dunque che si taglino queste persee e che si trasformino in bei mobili!”.
E il re ascoltò tutto ciò che ella diceva.
Subito dopo, sua Maestà, vita prosperità e salute, fece andare dei carpentieri esperti e le persee di Faraone, vita prosperità e salute furono tagliate.
La sposa reale, la favorita, stette a guardare.

Poi una scheggia volò ed entrò nella bocca della favorita; ella la ingoiò e restò incinta nello spazio di un momento. Il re fece delle persee tutto ciò che ella desiderava.

Poi, passati molti giorni da ciò, ella generò un figlio maschio e si venne a dire a sua Maestà, vita prosperità e salute: “Ti è stato generato un figlio maschio”.
Allora fu portato e gli furono assegnate una balia e delle cameriere.
Fu gran festa in tutto il paese e il re si sedette, passò una bella giornata e fu felice.
Sua Maestà lo amò allora moltissimo e lo nominò augusto figlio reale di Kush. Poi, passati molti giorni da ciò, lo fece jrypat di tutto il paese.

Poi, dopo molto tempo e dopo che egli aveva passato molti anni come jrypat in tutto il paese, sua Maestà volò in cielo.

Allora il re Bata disse:
“Fate condurre a me i grandi magistrati di sua Maestà, vita prosperità e salute, in modo che io faccia conoscere tutti i fatti che mi sono successi”.
Poi gli fu condotta sua moglie e fu giudicato insieme a lei davanti a loro e gli fu resa giustizia.

Gli fu condotto suo fratello maggiore ed egli lo fece jrypat in tutto il paese. Essendo, per trent’anni, re di Kemet, egli prosperò per trent’anni di vita, poi, nel giorno del trapasso, suo fratello maggiore salì al suo trono.

È il suo venire felicemente alla fine, in pace, dal Ka dello scriba del Tesoro Qagabu, del Tesoro di Faraone, vita prosperità e salute, dello scriba Herj e dello scriba Meremjpet.

È stato scritto dallo scriba Jnnena, proprietario di questo documento. Quanto a colui che ha da dire su questo documento, Djehuty sarà suo avversario.


 

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