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il racconto del naufrago

Un testo in prosa, considerato un classico della letteratura egizia, di cui purtroppo ci è giunto solo un frammento; il testo completo avrebbe potuto essere una Odissea egizia.   Periodo del Medio Regno ~2100-1800 a.C.

La storia comincia con il ritorno di un funzionario (qui chiamato principe) del Faraone dalla Nubia, dove si era recato a capo di una spedizione commerciale.
A causa del fallimento di questa, egli teme di tornare al cospetto del Faraone, ma un suo amico
(il cortigiano) cerca di rassicurarlo, affermando che parlando astutamente riuscirebbe di certo a rabbonire il suo re.
Per convincerlo decide quindi di raccontargli la proprio esperienza personale: il naufragio.

Disse allora l’ottimo cortigiano:
(amico del principe che ha fallito la sua spedizione)

Gioisci, o principe, vedi, abbiamo raggiunto la patria, afferrato il martello, il paletto è stato fissato. La cima di prua è stata gettata in terra, si levano inni di lode, si ringrazi Dio, ognuno abbraccia il suo compagno.
Poichè il nostro equipaggio è tornato sano e salvo, non ci sono state perdite fra la nostra truppa. Abbiamo raggiunto il confine della Nubia, abbiamo passato l’isola Bigga.
Vedi, siamo tornati felicemente, la nostra terra, l’abbiamo raggiunta.

Ma ascoltami, o principe, non esagero: lavati, versa acqua sulle tue dita, rispondi a ciò che ti si chiede, parla al re con cuore raccolto, rispondi senza balbettio, perchè la bocca dell’uomo è in grado di salvarlo. Il suo discorso gli guadagna indulgenza.
Ma agisci come vuoi, è stancante consigliarti."

Il cortigiano quindi raccontò.

"Mi ero recato alle miniere del sovrano e avevo disceso il Grande Verde in una barca di 120 cubiti di lunghezza e 40 cubiti di larghezza, nella quale vi erano 120 marinai tra i migliori d’Egitto: essi scrutarono il cielo, essi scrutarono la terra, era impavido il loro cuore più di quello dei leoni, essi previdero la tempesta prima che fosse arrivata e la bufera prima che si scatenasse.

La tempesta scoppiò mentre noi eravamo nel Verdissimo prima che avessimo raggiunto terra. Si levò il vento e fece un sibilo continuo con onde di 8 cubiti. Un legno mi colpì. Poi la barca affondò e di coloro che si trovavano a bordo non ne sopravvisse neppure uno.

Allora fui deposto su un’isola da un’onda del Grande Verde e trascorsi tre giorni da solo, il mio cuore mio solo compagno, trascorsi la notte all’interno di un riparo di legno e abbracciai l’ombra.

Mi accinsi poi a cercare qualcosa da poter mettere in bocca.
Trovai lì dei fichi e dell’uva e ogni sorta di porri, sicomori, maturi e acerbi e cetrioli, come fossero stati piantati.
C’erano anche pesci e uccelli, in breve: nulla vi mancava.
Mangiai a sazietà e qualcosa la gettai via, perchè avevo troppo sulle mie braccia.
Feci poi un bastoncino per il fuoco, ne accesi uno e bruciai un olocausto agli dèi.

Poi udii il frastuono di un temporale, pensando che fosse un’onda del Grande Verde; gli alberi si frantumavano, la terra sussultava. Dopo che ebbi scoperto il mio volto, constatai che era un serpente che veniva verso di me; esso misurava 30 cubiti, la sua barba era più grande di due cubiti, il suo corpo era rivestito d’oro, le sue sopracciglia di lapislazzuli.
Spalancò la sua bocca su di me mentre io ero sdraiato sulla pancia dinnanzi a lui.

Mi disse: ”Chi ti ha portato, chi ti ha portato piccolino, chi ti ha portato qui?
Se esiti a dirmi chi ti ha portato in quest’isola, farò in modo che ti trovi incenerito, diventato un qualcosa che non si può guardare”.

Io risposi: “E’ a me che parli, ma non riesco a sentirti. Sono davanti a te, ma non mi riconosco più”.
Allora mi afferrò con la bocca, mi trascinò nella sua tana.
Lì mi posò, illeso, ero sano e salvo.
Spalancò la sua bocca verso di me, mentro io ero prostrato davanti a lui.
Poi mi parlò: “Chi ti ha portato, chi ti ha portato? Bricconcello, chi ti ha portato su quest’isola del mare che sta in mezzo alle acque?”.

Allora gli risposi, le mie mani rispettosamente piegate:
"Andò così: ero sceso alla regione mineraria
con una missione del sovrano, con una nave 120 cubiti di lunghezza e di 40 cubiti di larghezza, in cui vi erano 120 marinai del meglio dell’Egitto.
Che essi scrutassero il cielo, che essi guardassero la terra,
il loro cuore era più coraggioso di quello dei leoni.
Essi prevedevano una tempesta prima che fosse venuta,
e una burrasca prima che si fosse prodotta.
Di ognuno di loro, il suo cuore era più coraggioso
e il suo braccio più forte di quello del suo compagno.
Non vi era un incapace in mezzo a loro.
Una tempesta sopraggiunse, mentre eravamo nel Verdissimo, prima che toccassimo terra.
Si levò il vento, ululando incessantemente, e con esso un’onda di 8 cubiti.
Poi la nave perì e, di coloro che vi erano, non ne sopravvisse nessuno, eccetto me. Ed eccomi accanto a te!
Poi fui portato in quest’isola da un’onda del Verdissimo."

Allora mi disse:
“Non temere, non temere, piccolino, il tuo viso non deve impallidire, perchè è da me che tu sei giunto. Vedi, è stato un dio che ti ha fatto sopravvivere e che ti ha portato su quest’isola paradisiaca. Non c’è nulla che vi manchi, è piena di buone cose. Ebbene: vi trascorrerai un mese dopo l’altro fin quando non ne saranno trascorsi quattro. Allora verrà una nave dalla tua patria, con marinai che tu conosci.
Con loro navigherai verso casa, e potrai morire nella tua città.
Com’è felice chi può raccontare quello che ha passato, una volta superato il pericolo!

Adesso ti voglio raccontare qualcosa di simile accaduto su quell’isola.
Ero su di essa con la mia stirpe, fra di loro dei bambini; tutti insieme eravamo settantacinque serpenti, i miei bambini e la mia schiatta.
Nulla ti dirò di una figlioletta, donatami in seguito a una preghiera.
Allora una stella cadde dal cielo e tutti perirono tra le fiammme!
Ma accadde che io non fossi tra quelli bruciati, perchè in quel momento non ero con loro.
Quando perciò li vidi tutti morti, su un unico mucchio, fu come se fossi morto anch’io.
Se saprai essere forte e vincerai il tuo cuore, allora riabbraccerai i tuoi bambini, bacerai tua moglie e rivedrai la tua casa.
E’ la cosa più bella di tutte, ritornare nella tua patria, raggiungere la tua stirpe”.

Allora mi prosternai e toccai la terra dinnanzi a lui.
Gli dissi: “Parlerò della tua gloria al mio signore e gli racconterò della tua grandezza.
Ti farò portare ladano, olio di Hekenu, profumo, balsamo, incenso per il tempio con i quali ogni dio si fa benigno. Racconterò quello che mi è succeso e quello che ho visto del tuo potere.
Sì, il re loderà dio per te nella sua residenza, davanti ai funzionari di tutto il paese. Sacrificherò tori e oche in tuo onore e li brucerò. Ti invierò delle navi, cariche di tutti i tesori d’Egitto, come si fa per un dio che ama gli uomini in un paese straniero, sconosciuto agli uomini”.

Allora egli rise per ciò che avevo detto e che per lui era così stolto.
Mi disse: ” Non sei affatto ricco di mirra o di altri tipi di incenso.
Io sono il signore di Punt e la mirra mi appartiene.
Quell’olio di Hekenu che promettevi di portarmi è proprio il tesoro di quest’isola.
Inoltre, quando lascerai questo posto non lo rivedrai mai più, perchè diverrà acqua."

Poi venne quella nave, come egli aveva predetto.
Mi incamminai verso un grande albero e riconobbi quelli che erano a bordo.
Tornai indietro per informarlo, ma vidi che già sapeva.
Allora mi disse:
”Ritorna sano e salvo a casa, piccolino, per rivedere i tuoi bambini.
Parla bene di me nella tua città: vedi, questo è ciò che desidero da te”.

Allora mi prosternai dinnanzi a lui, con le braccia rispettosamente piegate.
Mi diede un carico di mirra, oli di Hekenu, profumo e balsamo; erbe di Tischepse, essenze e ombretto, code di giraffa, grandi pezzi d’incenso e zanne d’elefante, levrieri, cercopitechi, babbuini e ogni sorta di oggetti preziosi.
Caricai tutto sulla nave e mi prosternai per ringraziarlo.

Allora mi disse: ”Vedi, fra due mesi raggiungerai la tua patria, abbraccerai i tuoi bambini e potrai ringiovanire nella tua bara”.

A quel punto scesi verso la riva, vicino alla nave e parlai all’equipaggio.
Lungo la riva intonai poi un inno di ringraziamento al signore dell’isola e quelli che erano sulla nave fecero la stessa cosa.
Navigammo dunque verso nord, verso la residenza del signore che raggiungemmo dopo due mesi, proprio come lui aveva predetto.

Entrai poi nel palazzo, mi presentai al cospetto del Signore e gli diedi i doni che avevo portato dall’isola.
Allora di fronte a tutti i funzionari il Signore mi ringraziò, mi promosse suo cortigiano e mi diede duecento schiavi.

(ora il cortigiano esorta l'amico funzionario-principe)

Pensa a come stavo dopo aver raggiunto la terra, quando mi voltavo a guardare ciò che avevo passato. Ascoltami! E’ bene che gli uomini ascoltino."

Il principe però rispose soltanto:
”Non ti sforzare troppo amico mio.
Chi dà da mangiare a un’oca prima dell’alba, quando il mattino stesso le tireranno il collo? ”

 

 

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