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Altri racconti di Setne I

dal Papiro 30464, III secolo aC
Questa storia esemplifica il tradizionale concetto egiziano che la magia è un'arma legittima per gli uomini, ma che la conoscenza dei segreti ultimi della vita e del mondo sono loro preclusi ed appartengono solo agli dei.

Il tema centrale di Setne I è il desiderio del principe Setne Khaemwas di possedere un libro di magia che era stato scritto dal dio Thot stesso.

Naneferkaptah, figlio di un faraone vissuto molto tempo prima, la cui esistenza era stata riempita dalla passione per la magia e per il passato, era venuto anch'egli a conoscenza dell'esistenza di questo libro e con l'aiuto della propria magia era riuscito a sottrarlo a Thot.
Ma l'ira del dio non era tardata ad arrivare e Naneferkaptah aveva pagato il possesso del libro con la propria vita e con quella della moglie e del figlio.

L'infausto documento si trovava ora sepolto nella tomba di Naneferkaptah.

Quando Setne, anch'egli mago, riesce a trovare dove si trova la tomba e vi penetra con l.intento di asportarne il libro, allora lo spirito di Ahura, moglie di Naneferkaptah, gli racconta la tragedia che era successa alla sua famiglia, cercando di dissuaderlo dal possedere il libro.

Setne riesce ugualmente ad averlo, giocandolo agli scacchi con lo spirito di Naneferkaptah, e lo porta via, incurante delle parole del principe che già lo vede tornare pentito ed umiliato.

Così infatti avverrà: Setne viene affascinato da una bellissima e cattiva donna, una sacerdotessa cortigiana, Tabubu, che sfruttando il di lui desiderio di possederla, gli sottrae dapprima tutti i beni e poi giunge a chiedergli di uccidere anche i propri figli.

Ma questa terribile prova non si rivela che un sogno: Setne capisce che l'incubo gli è stato mandato da Naneferkaptah e gli restituisce il libro magico.

 

 

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