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* traduzione non professionale per uso didattico non commerciale: qui l'intervista originale


Jaron Lanier

"La strategia commerciale di Google è la più grande minaccia alla libertà in Internet, più grande della NSA e di qualsiasi censura, perché i ricavi provengono direttamente dal controllare cosa la gente può sapere, e questo è un enorme problema"


Jaron Lanier è un pioniere informatico statunitense esperto di realtà virtuale, saggista e musicista.

Ci sono svantaggi nell'open information?

Per me tutto si basa sui risultati. Ho visto risultati semplicemente deludenti. Uno di questi è il benessere: alla fine del secolo scorso abbiamo visto una classe media sofferente, e dopo è andata sempre peggio, gente senza lavoro, una crescente concentrazione di ricchezza, crisi in Europa e ovunque.
Secondo me ci sono varie spiegazioni, e non dico che questa sia l'unica, ma in fondo Internet non sta aiutando anzi probabilmente sta facendo danni. La ragione per cui affermo questo è che con le tecnologie specifiche di Internet, media comunicazioni e intrattenimento, non abbiamo visto una esplosione di benessere per la gente comune; abbiamo visto una frenetica ricerca di fama e attenzione ma il risultato effettivo è che poca gente riesce a guadagnarsi da vivere in questo modo.
Volevamo così tanto credere di star costruendo nuove opportunità, e ancora fantastichiamo che molte persone possano stare meglio, ma se osservi bene non esistono vantaggi per la gente, ci stiamo prendendo in giro, stiamo mentendo a noi stessi, e questo non lo posso tollerare, non dovremmo mai accettarlo, dovremmo guardare la realtà e ammettere che l'idea era buona nata da buone ragioni ma ha fallito il test della realtà, davvero non funziona.

 

Chi possiede i nostri dati?

I dati che produciamo sono oggetti molto strani. Uno dei concetti del capitalismo è che una merce viene commercializzata da persone diverse nel mercato aperto: l'informazione invece ha valore solo per chi ha la capacità di comprarla e venderla, per altre persone non ha valore e così viene escluso dal mercato soprattutto chi crea l'informazione cioè gli utenti. È una eccezione del commercio, molto strana.
Le informazioni, i nostri dati, in senso tecnico dipendono dalle leggi locali: tu puoi possederli ma non hai il potere di decidere di non venderli nè di stabilirne il valore, non hai nessun potere su di essi. Clicchi su un contratto e dai a terze parti il potere di aggregare i tuoi dati e analizzarti, profilarti. Queste terze parti tecnicamente non possiedono i tuoi dati ma possono analizzarli quindi controllano di fatto le tue informazioni.
Ci sono diverse tipologie di attori: gli enti governativi come NSA e i suoi omologhi di altre nazioni; le ditte rivolte ai consumatori come Google e Facebook; ma i più importanti sono le società finanziarie, banche e assicurazioni, quelle che più ci influenzano, che raccolgono i nostri dati per prendore decisione fondamentali come capire se sei credibile o no - ed è questo processo finale che può creare crisi economica, un aspetto cruciale che molti non prendono in considerazione.

 

Come questi dati stanno cambiando la pubblicità?

Parliamo prima del concetto di pubblicità. La pubblicità è stata una forma di espressione: c'è questa bellissima auto vicino a una bellissima donna, se compri quest'auto incontrerai donne bellissime - tutte stronzate, lo sappiamo benissimo ma in qualche modo ne siamo comunque coinvolti. Penso che nonostante questo tipo di pubblicità sia ridicolo e fastidioso è comunque un elemento essenziale del nostro essere perché siamo legati alle abitudini. In generale sono soddisfatto di questo tipo tradizionale di pubblicità.
La pubblicità nell'era di Internet è diversa, è una micro-gestione delle opzioni che hai davanti: non è una modifica del comportamento ma un restrizione di comportamento.
La quantità di spazio nei display è limitata, e tu hai una quantità limitata di secondi per guardare il device (cellulare, tablet) che stai usando: così, se Google o Facebook decidono che puoi trovare quella specifica opzione sullo schermo piuttosto che altre, non è solo una questione di influenza, un suggerimento, una facilitazione: è ridurre le tue possibilità di azione. Una differenza molto importante.
Google non è una azienda che fa pubblicità, il 95% delle loro entrate proviene non dal proporre stili o modi di vivere ma dalla micro-gestione del numero limitato di opzioni che hai davanti: è un azienda di gestione delle opzioni di comportamento - un'idea pericolosa.
L'idea di una open Internet con tante informazioni diverse accessibili a tutti è in conflitto con le strategie aziendali che invece di permetterti di esplorare liberamente la rete ti fanno sterzare verso le informazioni utili alla strategia commerciale; questo anche perché c'è un limite di tempo e attenzione a quello che puoi trovare in rete, e così la
micro-gestione delle opzioni reindirizza l'attività online verso determinati contenuti restrigendo di fatto la libertà di esplorazione della rete.
La strategia commerciale di Google è la più grande minaccia alla libertà in Internet, più grande della NSA e di qualsiasi censura, perché i ricavi provengono direttamente dal controllare cosa la gente può sapere, e questo è un enorme problema.


I Big data sono un male per la nostra privacy?

I Big data in sè stessi possono essere un validissimo strumento: studiando il comportamento dei cittadini si possono progettare ospedali scuole e altro in modo che sinao più facilmente raggiungibili - una buona cosa.
Il problema non sono i Big data ma il loro abuso e utilizzo sbagliato.
È un concetto scomodo per me perché si tende a dividere tutti in fazioni pro o contro la tecnologia, e io sono per la tecnologia e per i Big data, non contro, lavoro con i Big data continuamente! Penso sia fantastico, uno strumento sorprendente.
Credo che il modo giusto per parlare di questo argomento sia in senso commerciale.
Ci sono molti modi di considerare i diversi utilizzi dei Big data: possiamo partire dai diritti umani, dalla privacy però questa è di fatto un'idea inutile perché quando impedisce la diffusione dei nostri dati ci impedisce anche di godere dei benefici prodotti dall'analisi dei nostri dati, e lo stesso accade se la privacy obbliga a rendere anonime le informazioni - oltretutto l'anonimato è tecnicamente impossibile in rete, una idea stupida.
La privacy non significa niente, in un certo senso non è un concetto utile, appesantisce la burocrazia statale, è uno spreco di tempo. Ascolto i burocrati della privacy discutere di cose senza senso e senza utilità.
Io preferisco ragionare in termini di diritti commerciali, una forma diversa di privacy, reale come un contratto di affitto. Un modo di trattare la privacy più vero e specifico, senza bisogno di conivolgere la filosofia, considerando azioni specifiche e reali.
Credo che ognuno dovrebbe essere padrone dei suoi dati, avere il potere di deciderne il prezzo ed essere pagato per l'utilizzo: e credo che questa semplice idea possa risolvere molti problemi che appaiono impossibili da affrontare in altri modi.

 

Quanto valgono i nostri dati?

È interessante considerare che le più grandi fortune della storia sono state costruite quasi istantaneamente usando i dati di altre persone, eppure è difficile stabilire quanto valgono questi dati: strana e interessante situazione.
Ci sono vari modi per stabilire il valore dei dati: uno è sapere quanto le terze parti pagheranno per i dati, ma è molto difficile conoscere questo valore dato che mentre le aziende spingono gli utenti a condividere qualsiasi cosa, le stesse mantengono il segreto sui loro bilanci. È molto difficile sapere quanta gente è stata pagata e quanto per trattare i nostri dati, non conosciamo il totale. Possiamo stimare approssimativamente qualche centinaio di dollari per processare i dati di una persona nella media, per profili diversi probabilmente qualche migliaio. Esistono comunque altre strade per procurarsi queste informazioni.

 

Riguardo ai nostri dati, consideri Google e Facebook credibili?

Conosco bene alcuni executive manager di Google e un po' meno quelli di Facebook, per lo più sono persone molto buone e gentili, ma questo non è il punto: il problema non sono le persone ma la situazione per cui queste persone possono essere costrette per legge dall'NSA anche se non vogliono, anche segretamente.
Un dettaglio importante: chi saranno gli eredi di queste potentissime ditte?
FB è una grande azienda posseduta e controllata da una persona sola, e questa è già una strana eccezione nella storia delle corporations: questa persona non può diventare un modello, l'azienda passerà in altre mani quindi c'è il rischio che i nuovi manager possano ricevere pressioni ancora più forti.
A parte questo, anche con le migliori intenzioni queste aziende stanno distruggendo l'economia.

 

Cosa succede se continuiamo a dare via i nostri dati?

Se noi continuiamo ad agire così, gradualmente creeremo una plutocrazia dove alcune persone, vicine ai grandi computer che modellano il comportamento di tutti gli altri, diventeranno sempre più ricche e potenti; tutti gli altri avranno servizi più economici ma minori guadagni, diventeranno col tempo una grande classe sociale inutile dato l'alto livello di automazione ed efficienza generati da una tecnologia sempre migliore.
Se carichi un documento in Danese e la rete te lo restituisce in Inglese può sembrarti che in Internet ci sia una sorta di cervello automatico elettronico che lavora alle traduzioni, ma questo non è vero: molte traduzioni elaborate da veri umani sono raccolte e correlate statisticamente con l'input iniziale cioè il testo da tradurre - sono i Big data a fare il lavoro. Con brevi frasi simili a frasi già tradotte prima puoi creare un amalgama di tutti gli esempi precedenti, e questa costituisce la tua traduzione.
Tutto questo non è frutto di una mente elettronica, è il lavoro di persone vere ma nascoste, facciamo finta che non esistano e non le paghiamo, e in questo modo gli individui che raccolgono ed elaborano dati diventano sempre più potenti e ricchi.
Il problema non è solo la scorrettezza verso chi ha svolto il vero lavoro producendo Big data senza essere pagato, il problema è la distruzione dell'economia perché fingendo che non sia stato creato alcun valore col lavoro iniziale di traduzione si distrugge il valore dell'informazione, e nell'era dell'informazione questa È l'economia.
Più la tecnologia migliora, più informazione è disponibile.
Quello che si sta facendo è distruggere l'economia artificialmente solo per concentrare più potere in alcune grandi aziende che così possono continuare ad alimentare questa illusione.
Attraverso una contabilità esauriente che tenga traccia del valore totale [delle informazioni] si potrebbe avere una crescita economica; questo sarebbe positivo sia per le grandi aziende sia per gli individui, potremmo avere una economia sana nonostante il continuo progresso tecnologico, sarebbe positivo per la democrazia e per il mercato.

 

* traduzione non professionale per uso didattico non commerciale: qui l'intervista originale