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perché sono uscito da Fb   (CM)


Esco da Facebook perché non voglio stare dentro recinti commerciali gestiti senza etica e senza concorrenza.

Contesto l'idea che lasciare internet in mano a poche aziende statunitensi possa portare alla prosperità globale e all'evoluzione della società.

L'accentramento di potere economico e tecnologico è un pericolo per internet e per la comunità mondiale, non un vantaggio.

La nostra vita in internet dev'essere protetta come è protetta la nostra vita reale, non possiamo accettare che segua solo regole commerciali:
siamo individui - non siamo merce.

Provo ad affrontare il tema con l'aiuto di contenuti online tra cui le interviste a Jaron Lanier e a Hossein Derakhshan, un articolo di Aral Balkan, e più di 60 link ad articoli.

Abbandonare questa colonia americana camuffata da comunità vuol dire anche smettere di nutrire il conto in banca di uno degli otto umani più ricchi del mondo.
Uno di meno su 2 miliardi fa ridere, però mi sento meglio.


Grazie dell'attenzione
*/*


alternative?

non c'è concorrenza


fantascienza

libertà di parola per tutti?

morale ambigua

una colonia, non una comunità

lavorare gratis per Google


pubblicità involontaria

indovina la Nazione...


 

 alternative?

come potrebbero essere i social network?

Ormai da anni siamo sempre connessi, portiamo sempre con noi le finestre luminose di cellulari e tablet attraverso cui comunichiamo e osserviamo il Mondo.2 online. Abbiamo scoperto quanto è divertente e utile vivere in una agorà digitale, una piazza per incontrarci e conversare, fare amicizia, scambiarci link e magari trovare lavoro.
Abbiamo accumulato abbastanza esperienza per capire cosa non va negli strumenti esistenti e quindi immaginare cosa vorremmo.

Queste mie modeste riflessioni sono un invito al ragionamento, a prendere posizione anche se non siamo esperti del tema.
Siamo sempre noi consumatori a decidere il prodotto vincente,
ma quando non c'è concorrenza noi consumatori non abbiamo nessun potere.

Possiamo però comprendere il presente e immaginare il futuro.

Aral Balkan:
"Dobbiamo costruire il mondo in cui vogliamo vivere.
Per me questo non é un mondo posseduto e controllato da una manciata di oligarchi di Silicon Valley.
È un mondo con un bene comune nel quale noi - come comunità - possediamo e controlliamo collettivamente quegli aspetti della nostra esistenza che appartengono a tutti noi, e dove noi - come individui - possediamo e controlliamo individualmente quegli aspetti della nostra esistenza che appartengono al Sé.

Immagina un mondo dove tutti noi godiamo di un benessere di base, di diritti e libertà favorevoli alla nostra dignità di esseri cibernetici.

Immagina un mondo liberato dalla distruttiva avidità a breve termine del capitalismo,
dove non premiamo più dei sociopatici per aver trovato nuovi brutali e distruttivi metodi per accumulare ricchezza e potere a spese di altri.

Immagina un mondo liberato dal circolo vizioso della paura indotta e della sorveglianza ubiqua che ci sta trascinando in una spirale di fascismo.

Immagina un mondo dove ci garantiamo il beneficio di una esistenza intellettualmente soddisfacente
in cui siamo liberi di esplorare il potenziale della nostra specie oltre le stelle
."

 

Dall'articolo di Fabio Chiusi su L'Espresso (riportato da NuovaResistenza - giugno 2017):

"Per molti, eredi dell’ideologia californiana degli anni 60, la rete avrebbe dovuto portare più uguaglianza, democrazia, collaborazione paritaria, intelligenza collettiva. Un paradiso libertario di autodeterminazione individuale e riscatto sociale, in cui le avide mani di governi e multinazionali non avrebbero dovuto avere voce in capitolo.
Oggi è chiaro che non è andata così. Ci sono monopolisti dei dati che sorvegliano le nostre vite e le tramutano in profitti senza precedenti.

Ben Wagner, Senior Researcher del Centre for Internet and Human Rights, ritiene sia tempo di tornare al blogging, e smetterla di nutrire i “recinti” come Facebook. Per quanto MZukerber parli di un mondo “aperto e connesso”, infatti, ogni contenuto pubblicato sul suo social network resta confinato a Facebook - un altro chiodo nella bara dell’open web."

 

 

 

 non c'è concorrenza                                                             torna all'indice

"Se il servizio è gratis, la merce in vendita sei tu." così ammoniva Nicholas Negroponte.
D'accordo, paghiamo un servizio di social network con i nostri dati: le nostre scelte vengono registrate da Fb che crea un profilo, poi vende il profilo ai pubblicitari così in Fb riceviamo pubblicità calibrata sui nostri gusti.

Il problema è che Facebook è l'unico social in gran parte del pianeta (Russia e Cina hanno i loro), e la mancanza di concorrenza sta concentrando nelle mani di MZ un potere di grandezza storicamente mai registrata neanche negli Usa.

mappa dei social netwrok 2017

 


In pratica, una parte importante della vita online di 2 miliardi di umani è gestita da una sola ditta privata che, come tutte le altre, ha come obiettivo il profitto.

Aral Balkan fa notare che
"Facebook non connette le persone tra di loro: Facebook connette le persone con Facebook Inc."

Facebook è uno dei giganti del web con Google, Apple, Amazon, Microsoft, Twitter e poche altre:
queste aziende hanno "vinto" e secondo le regole di mercato prendono tutto -
solo che "tutto" è molto più di prima: è internet, dove si svolge la nostra vita online.

L'oligarchia della Silicon Valley sta distorcendo internet, l'informazione, il commercio, l'economia.

Aral Balkan:
"Il modello di business di Facebook, Google, e della lunga lista di startups di Silicon Valley finanziate dai capitali d'investimento, io lo definisco "allevamento di umani". Facebook è una azienda agricola per esseri umani. E il manifesto di Mark è solo il puerile tentativo di un miliardario preoccupato di abbellire un ripugnante modello di business fondato sull'abuso dei diritti umani con il falso scopo morale di scavalcare le regole e giustificare quello che è senza dubbio un desiderio coloniale: creare un feudo globale connettendo tutti a Facebook Inc.."

Nuovo balzo dei profitti per la società di Mark Zuckerberg, trainata dall'incremento delle inserzioni pubblicitari.
Oltre le attese anche l'aumento degli utenti attivi mensili, a quota 2,01 miliardi.
Repubblica - luglio 2017

I giganti del web hanno acquisito poteri che assumono sempre di più una caratura sociale
e che finiscono per concorrere con il diritto che regola le relazioni tra gli Stati.
Repubblica - gennaio 2017

Amazon, Google e Facebook, padroni della rete nell’era dei monopoli tech.
I tre titani della Silicon Valley insieme controllano la totalità di ecommerce, social, pubblicità e ricerche online.
Una concentrazione di potere così non si vedeva da più di un secolo. Un rischio per gli utenti e per la democrazia.
Corriere - maggio 2017

Pubblicità su Internet: il duopolio Google-Facebook controlla il 77% del mercato Usa.
Business Insider Italia - aprile 2017

"A livello locale i sistemi pubblicitari hanno già optato per Google, in altre parole i concorrenti sono già fuori gioco e non torneranno a esistere. Per Facebook e Amazon, ad esempio, la concorrenza non esiste più e date le loro dimensioni non si materializzerà certo adesso. Ciò che sta succedendo è che la lotta per il controllo del mercato è combattuta da loro, una lotta tra monopolisti combattuta con le armi della concorrenza sleale."
Il Fatto - luglio 2017

profitti stellari per Alphabet, Amazon e Microsoft.
Repubblica - aprile 2017

Microsoft, la Ue ostaggio dei suoi software. Così i governi si sono consegnati alla multinazionale
La pubblica amministrazione europea si è legata mani e piedi a un sistema di licenze con la società Usa.
Il Fatto - aprile 2017

Microsoft, Alphabet e Amazon ringraziano il cloud e registrano profitti sempre in crescita.
ICT Business - aprile 2017

Apple può arricchire o distruggere un fornitore.
Il successo di molte aziende sembra dipendere dal fatto che restino o meno nelle grazie del gigante di Cupertino.
Business Insider - aprile 2017

 

 

 fantascienza                                                                               torna all'indice

I giganti del web hanno ammassato capitali superiori al Pil di molte nazioni;
hanno come obiettivo l'espansione illimitata,
puntano al controllo totale delle comunicazioni e degli scambi online;
vogliono creare spazi online chiusi dove socializzi, compri e paghi sempre sotto un solo marchio aziendale;
MZ progetta di diventare Presidente nel 2020, e la campagna elettorale sarà pagata dai miliardi di umani in Fb.

Fantascienza?

È davvero inevitabile che la nostra vita nel Mondo.2 connesso debba essere gestita da una manciata di aziende commerciali?

Si, dice il mercato.
No, risponde la ragione:
la vita online deve essere basata sulla sovranità individuale
e sul rispetto della collettività e delle culture locali.

SIAMO INDIVIDUI, non merce.

 

Il manifesto di Mark Zuckerberg conferma il suo sogno di una colonia globale da lui gestita.
"Building Global Community" febbraio 2017

Una risposta al manifesto di MZ: "Si crede il Gesù della Tecnologia che salva il Mondo."
The Register - febbraio 2017

MZ assume un team con le competenze per la campagna presidenziale del 2020
People politics - 3 agosto 2017

MZ Presidente? Ecco i motivi per cui i difensori della privacy temono l'ascesa politica del CEO di FB
MIC Network Inc - 3 agosto 2017

Stipendi d'oro ai supermanager Usa: in 2 ore la paga annua di un lavoratore italiano.
Repubblica - maggio 2017

Oxfam: cresce il tesoro offshore delle multinazionali Usa: 1.600 miliardi
Repubblica - aprile 2017

Wall Street sorride ai 5 big del digitale: valgono il 50 per cento in più del Pil dell'Africa
Repubblica - giugno 2017

Apple potrebbe avere riserve per 250 miliardi di dollari. In base al quotidiano americano Wall Street Journal, si tratta di un accumulo «ineguagliabile», superiore anche alle riserve valutarie estere detenute da Regno Unito e Canada insieme.
Corriere - maggio 2017

La strategia di Facebook per impossessarsi del mercato delle telecomunicazioni, che vale 350 miliardi di dollari.
Business Insider Italia - giugno 2017

Facebook, droni solari per connettere l'Africa. Sfida nei cieli con Google.
Repubblica - marzo 2014

Facebook, Microsoft e Amazon tentano di proporre al mercato device alternativi agli smartphone in grado di veicolare i propri servizi, smarcandosi così da Google (Android) e Apple (iOS). Una guerra fra giganti, che hanno tutti l'ambizione di assicurarsi l'accesso diretto al consumatore finale senza dover attraversare territori altrui.
Digital4biz - aprile 2017

Secondo la Guardia di Finanza, tra il 2009 e il 2014 Amazon ha evaso 130 milioni di euro di tasse in Italia.
Il Fatto - aprile 2017

Amazon lancia anche in Italia Pay, il conto virtuale che permetterà agli utenti di pagare con il proprio account anche sui siti di negozi terzi.
Repubblica - aprile 2017

Le corporation nell'era della diseguaglianza: le grandi aziende attirano i migliori lavoratori e impoveriscono il mondo del lavoro e le altre ditte.
Harvard Business Review

 


 

 libertà di parola per tutti?                                       torna all'indice

In Italia i fascisti in rete hanno creato pagine e gruppi riunendosi e rafforzandosi, facendo propaganda senza spendere e senza rischiare quasi niente. Hanno avuto finalmente un grande pubblico a cui sbraitare un revisionismo fatto di slogan perfetti per chi legge solo tre righe di post senza mai approfondire.

Appunti sul Social-fascismo. La condivisione delle «idee senza parole».
Wu Ming foundation - dicembre 2016

Una semplice ricerca in Facebook visualizza la quantità di pagine e gruppi inneggianti al fascismo e arduce.

I "gruppi cittadini" su Facebook sono diventati uno strumento di propaganda per l'estrema destra italiana.
Vice - febbraio 2016
Mappa del fascismo e dell'estremismo di destra su Facebook.
PatriaIndipendente

 

Chi ha provato a segnalare pagine fasciste sa che non c'è nessuna categoria riguardante ideologie politiche, bisogna fare lo slalom tra queste opzioni:

segnalazione

segnala2

segnala3

...e si arriva alla finestra che permette di "inviare a FB per il controllo".
L'ho fatto: mi hanno risposto che per loro non c'erano problemi perché la pagina non incitava all'odio.

segnala a FB 2

 

 

I fascisti italiani manipolano Wikipedia Italia per tentare di riscrivere la Storia in senso revisionista e ridare dignità a personaggi inquietanti.

Come l'estrema destra italiana sta cercando di manipolare Wikipedia.
Vice - luglio 2016


Uno dei tanti articoli-ricerche di Wu Ming Foundation su fascismo e Wikipedia:
Wikipedia, i falsi storici su via Rasella e il giustificazionismo sulle Fosse Ardeatine
Wu Ming Foundation - maggio 2015

 

I razzisti statunitensi hanno creato addirittura una fitta e organizzata rete di siti web che, attraverso link a pagine razziste, omofobe, sessiste, anti semite e anti islam, influenzano i risultati delle ricerche in Google.
Scrivi "i gay sono" e Goggle suggerisce "i gay sono malati": attenzione, non è direttamente nè consapevolmente Google a suggerire, sono le migliaia di link a pagine omofobe che automaticamente fanno salire ai primi posti i concetti omofobi.


Come l'estrema destra americana sta conquistando Google.
Motherboard/Vice - febbraio 2017

 

Non si può accusare Facebook di favorire la presenza di questi criminali ideologici, dato che ha cancellato molte pagine ispirate a fascismo e nazismo, e dichiara di essere contro ogni forma di razzismo e discriminazione e contro i contenuti che incitano all'odio.

Facebook blocca l'attività di propaganda del Mab, associazione nazionalsocialista collegata ai neonazisti di Varese
Repubblica Milano - maggio 2017


"Contenuti che incitano all'odio"
dagli "Standard della comunità di Facebook"

"Organizzazioni pericolose: i tipi di organizzazioni proibiti su Facebook."
dagli "Standard della comunità di Facebook"

 

Anche Twitter e Google si sono schierati contro i criminali ideologici.

Twitter ha eliminato centinaia di migliaia di account di simpatizzanti dell'Isis, ha analizzato più di 5 miliardi di tweet e continua a sorvegliare.

"The Isis Twitter Census"
PDF di Brookings.edu


Google ha progettato un filtro che reindirizza alcune ricerche:
se un utente inserisce parole relative all'Isis, il motore di ricerca darà come risultato solo pubblicità.
Il piano di Google per fermare il reclutamento di aspiranti terroristi
Wired - luglio 2017

Nonostante tutte le precauzioni e la sorveglianza attiva di questi gestori, ogni giorno si aprono nuovi account di individui che inneggiano alle peggiori ideologie.
Il problema è sentito anche negli Usa.

Le famiglie di tre vittime dell'attentato al gay club di Orlando (49 morti, 12 giugno 2016) citano in giudizio Twitter, Facebook e Google sostenendo che le tre piattaforme web "hanno fornito al gruppo terroristico account usati per diffondere la propaganda estremista, raccogliere fondi e attrarre nuove reclute".
Repubblica - dicembre 2016

 

Mi chiedo quale sia il problema.

Negli Stati Uniti la libertà di opinione è sacra, la legge permette qualsiasi espressione politica organizzata come il KuKluxKlan, il suprematismo bianco e altre porcate di stampo nazista, razzista, sessista, omofobo, anti semita, anti islam e comunque intollerante. E lasciamo perdere il creazionismo che è solo un crimine contro la ragione, ma almeno si ride un po'.

Noi Europei abbiamo vissuto fascismo e nazismo, li abbiamo vinti (con l'aiuto di Americani, Russi, Inglesi, Francesi e tanti altri) e la storia li ha definitivamente condannati.
Per questo abbiamo leggi contro l'apologia di fascismo, anche se quasi mai applicate: la Germania ha leggi molto severe contro il revisionismo storico che nega l'Olocausto.

Fascismo, nazismo e razzismo sono crimini contro l'umanità, non opinioni, e non devono avere spazio.

Vale sempre il paradosso di Popper:
"C'è un limite anche alla tolleranza:
se noi la estendiamo agli intolleranti,
se non siamo disposti a proteggere una società tollerante contro l'attacco degli intolleranti
allora i tolleranti saranno distrutti e la tolleranza con essi
."

Il problema credo sia il modello di social network planetario "aperto a tutti" dove la correttezza di comportamento viene giudicata a posteriori, aspettando magari le segnalazioni degli utenti o le richieste delle forze dell'ordine.
Un altro problema è la lontananza geografica e culturale tra i gestori e gli utenti.
E dato che i giganti del web sono tutti statunitensi il problema diventa la dominanza culturale americana, già fortissima nei media e nell'economia dove aziende Usa decidono il rating finanziario di intere nazioni.

Se i social network fossero agorà locali, invece di un unico recinto mondiale, forse si potrebbero applicare meglio le diverse legislazioni.

In un social locale si potrebbe imporre l'iscrizione tramite documento d'identità, sgonfiando così molti problemi legati all'anonimato.
Un social locale potrebbe dichiarare preventivamente di non accettare l'esaltazione della mafia, del fascismo, del razzismo: si creerebbero così gruppi più omogenei, come nella realtà - questi gruppi resterebbero comunque liberi di interagire con social network più aperti.
Mi fermo qui, non sono un esperto.

La Presidente della Camera Boldrini scrive al ceo di Facebook: "Caro Zukerber, troppo odio sui social"
Repubblica - febbraio 2017

Facebook censura la campagna francese contro Daesh e per il sostegno al PKK curdo.
DINAMO press - novembre 2015

Facebook non è responsabile della propaganda di Hamas, è un giudice a stabilirlo.
Il Fatto Quotidiano - maggio 2017


notizia non relativa a FB:
una sentenza della Cassazione (2011) afferma che
"non costituisce reato affermare la natura xenofoba e antisemita del movimento Forza Nuova".
Diritto Penale Contemporaneo, Università degli Studi di Milano

 


 morale ambigua                                                                      torna all'indice

Le regole segrete di Fb per decidere cosa possono postare i suoi 2 miliardi di utenti sono state rivelate per la prima volta da una indagine di The Guardian.
In questa pagina di The Guardian sono elencati tutti gli articoli sui "Facebook files".

Consiglio di leggere questi articoli ben documentati e ricchi di opinioni interessanti:
"Queste carte possono allarmare i difensori della libertà di espressione preoccupati del ruolo de facto di FB come più grande censore mondiale."


Traduco da The Guardian alcune voci dai documenti forniti ai moderatori FB nel 2016, relativi alle regole sul sesso e la violenza:

- Commenti come "Qualcuno spari a Tramp" devono essere cancellati perché come capo di stato è in una categoria protetta. Si può però scrivere "Per rompere il collo a una puttana assicurati di applicare la massima pressione alla gola" o "Vaffanculo e muori" perché non sono considerate minacce credibili.

- Video di morti violente, segnalati come inquietanti, non sono sempre da cancellare perché possono far prendere coscienza di temi come la malattia mentale.

- Alcune foto di abusi non sessuali e bullismo sui bambini non devono essere cancellate nè perseguite a meno che non contengano elementi di sadismo e esaltazione.

- Foto di abusi su animali possono essere condivise, solo quelle estremamente sconvolgenti possono essere marcate come "inquietanti".

- Sono permesse le immagini artistiche fatte a mano che mostrano nudità e attività sessuale, ma non le immagini create al computer.

- Video di aborti sono permessi, a meno che non ci sia nudità.

- Facebook permette di condividere in live tentativi di autolesionismo perché "non vuole censurare o punire le persone in difficoltà".

 

Un dettaglio che mi ha incuriosito è la dichiarazione di un Moderatore di Fb: "Per ogni contenuto segnalato abbiamo circa 10 secondi per decidere cosa fare."

Un altro è la dichiarazione in merito alle immagini di donne che allattano:

FAQ: "Su Facebook sono ammesse le foto di madri che allattano al seno?"
RISPOSTA: "Sì. Siamo d'accordo sul fatto che l'allattamento al seno sia naturale e bello e siamo lieti di sapere che per le madri è importante condividere questa esperienza con altri su Facebook. La grande maggioranza di queste foto sono conformi alle nostre normative.
Tieni presente che le foto che esaminiamo sono quasi esclusivamente portate alla nostra attenzione da altri membri di Facebook che si lamentano del fatto che siano state condivise su Facebook."
dall'Assistenza Facebook

E quindi, una volta portate all'attenzione dei moderatori, le immagini della mamma a seno nudo possono essere cancellate oppure no?
La dichiarazione ufficiale in certi casi può essere ignorata?  Non si sa.
È difficile capire la logica dietro a queste "regole e raccomandazioni" così ambigue e contraddittorie.


Da cittadino semplice, non esperto di etica e gestione di comunità online, penso che tutti questi problemi siano generati da una situazione che giudico assurda e per niente inevitabile: chi ha detto che sia giusto avere un gestore unico per una comunità di miliardi di persone di culture molto diverse?
Lo dice MZ perché vuole avere miliardi di iscritti - ma per me e per tanti altri è un concetto sbagliato e chiaramente colonialista.

da The guardian:
- Sara T. Roberts, esperta moderatrice di contenuti, afferma:
"Una cosa è una piccola comunità online con un gruppo di persone che condividono principi e valori, quando però gestisci una larga percentuale della popolazione mondiale e dici "Postate qui la vostra vita" sarai presto in un vero casino. E quando monetizzi questa procedura ti troverai in una situazione disastrosa" -

Non può esserci una morale comune per tutte le culture e tutte le comunità.

Facebook ha la pretesa di costringere in un unica piazza atei e credenti, conservatori e progressisti, umani dalla sessualità fluida e benpensanti omofobi: a tutti questi vorrebbe imporre delle regole che non sono nè chiare nè tutte accessibili agli utenti (gli "standard della comunità" sono pubblici, ma solo i moderatori conoscono le regole per applicarli).

Un imprenditore di una nazione di 320 milioni di umani in un pianeta abitato da più di 7 miliardi (il 4,6%) vuole gestire una comunità online di 2 miliardi di persone, e lo vuole fare mentre registra il comportamento online di ogni individuo per creare un profilo che vende ai pubblicitari, e questa monetizzazione della vita privata di ogni utente frutta alla sua società una cifra non dichiarata ma stimata intorno ai 25 miliardi di dollari l'anno... e oltretutto vuole decidere cosa possono pubblicare gli utenti, in base a norme non chiare né pubbliche?

Mi basta.
Stiamo regalando la nostra vita privata ad uno degli otto umani più ricchi del mondo, e dobbiamo subire le sue regole confuse e assurde.

Il modello di agorà planetaria a gestione verticale dove si vogliono accontentare tutti, conservatori e progressisti, non permette di adottare un'etica chiara.
Penso che l'impossibilità di accontentare tutti provenga dalla presunzione di accontentare tutti.
È inutile cercare rimedi a questo non-senso: il modello è sbagliato, punto.
Bisogna ricominciare su basi diverse.



Facebook e gli altri giganti del web decidono cosa cancellare definitivamente dai loro database e cosa no, talvolta ignorando anche le richieste delle autorità locali, magari in nome della "privacy degli utenti": una motivazione più che giusta, se non provenisse da aziende che vendono i profili degli utenti alla pubblicità.

La pretesa dei giganti del web di sostituirsi a giudici e forze dell'ordine crea problemi insoliti:
dovremo forse seguire le leggi nazionali nella realtà fisica e le leggi di Silicon Valley in internet? In parte è già così.

 


Facebook definisce «tecnicamente impossibile, considerato il numero dei dati presenti nel servizio», individuare ed eventualmente rimuovere ulteriori contenuti offensivi per la memoria di Tiziana, attività che a loro giudizio potrebbe addirittura ledere «l’esercizio dei diritti fondamentali da parte degli utenti, incluso il diritto di espressione». In effetti, un suicidio non basta.
Repubblica Napoli - ottobre 2016

Il Guardian svela i "Facebook files": come si lavora in Fb, come si sceglie cosa pubblicare e cosa censurare.
the Guardian - 2017

Svelati i "Facebook Files": ecco come Zuckerberg decide cosa mostrarci.
Repubblica - maggio 2017

Facebook ha la pretesa di mappare la realtà umana.
il Fatto Quotidiano- maggio 2017

Lo stato del Brasile mette in carcere il vicecapo di Facebook America Latina per aver negato alla polizia l'accesso a comunicazioni tra narcotrafficanti su Whatsapp.
il Fatto Quotidiano - marzo 2016

Blackberry dice sì ai giudici: chat decrittate fornite ai Pm per un processo sul narcotraffico a Torino.
Repubblica Torino - marzo 2016

Aggressioni con l'acido, il perito del tribunale contro Apple: "Non ci consente di avere tutti i dati".
Repubblica Milano - febbraio 2016


 

 Fb è una colonia, non una comunità                                                torna all'indice

In Facebook (come in ogni altro social network) i partecipanti non possono cambiare le regole ma subiscono quelle decise dal vertice, e infatti spesso le infrangono creando attriti; la comunità è solo apparente anche perché nessuno è coinvolto nella gestione; i profitti non vengono distribuiti nella comunità ma vanno tutti all'unico gestore (che così è diventato uno dei più ricchi al mondo), nonostante ciò che crea guadagno sia costruito e fornito ogni giorno proprio dalla comunità.

La forza di una comunità locale sta nella conoscenza personale, nella fiducia tra gli individui, nelle decisioni prese collettivamente quindi più rispettate di quelle imposte dall'alto, nelle regole che si possono cambiare insieme quando serve, nei risultati concreti per tutti i partecipanti senza dispersioni verso l'esterno (mediatori, speculatori).

La vita quotidiana è vita di quartiere, di città: perché l'agorà online deve essere per forza planetaria?

Potrebbero, e forse dovrebbero esistere tante agorà, di quartiere / cittadine / nazionali / aperte.
Gli utenti sarebbero liberi di agire nella cerchia più ritretta e contemporaneamente nelle altre; si potrebbe decidere in quale ambito pubblicare ogni contenuto-post, evitando reazioni inutili di sconosciuti, e approfittare della platea più estesa per lanciare messaggi importanti.

Aral Balkan descrive una alternativa basata sul peer-to-peer:

"L'infrastruttura che dobbiamo costruire dev'essere fondata sul bene comune e appartenergli, ed essere interoperativa.
Anche i servizi devono essere costruiti e ospitati da molteplici organizzazioni individuali - non colossi governativi o privati - funzionando con protocolli interoperativi e concorrendo a fornire il miglior servizio possibile alle persone che li usano.
"


Tante persone chiedono a Facebook: "Cancella questo e quello, chiudi quelle pagine, dacci questa funzione, cambia quest'altra...". Lo si chiede con veemenza, come fosse dovuto, o con gentilezza supplicante come chiedendo un favore ad un potente: atteggiamenti deprimenti e irrazionali.
Sicuramente i moderatori di Fb leggono le richieste degli utenti, le vagliano e ne riportano qualcuna ai vertici: Fb però è una azienda privata, non un ente morale o un servizio sociale, nè una comunità che ascolta la voce di tutti... e come potrebbe? 2 miliardi di richieste al giorno? Ridicolo e assurdo.

Siamo noi che dobbiamo cambiare punto di vista - non Facebook.
Il modello di Facebook è sbagliato perché è verticale e commerciale: non si può migliorare un modello basato su presupposti sbagliati.

Aral Balkan lo spiega in un video dove paragona Fb ad un albero che darà sempre frutti cattivi anche se lo decoriamo e lo potiamo:
bisogna immaginare, progettare e realizzare un nuovo albero con radici sane basate sulla ragione, sull'eguaglianza, sulla democrazia e sulla giustizia sociale. Balkan suggerisce la creazione di una tecnologia Europea aperta, condivisa e interoperativa.

 

L'Europa sta reagendo alla distorsione della privacy con regolamenti e multe ai colossi americani, ma per adesso non ha proposto valide alternative a Facebook e altri servizi online gestiti da ditte Usa - fatto strano, dato il gran numero di ottimi programmatori e sviluppatori europei, per non parlare dei tanti finanziatori.

L'organizzazione no-profit Europe VS Facebook da anni combatte nei tribunali europei per il rispetto della sovranità individuale.

 

L'India invece ha reagito con forza e chiarezza alla proposta di MZukerber di offrire connessioni internet gratuite gestite da Facebook tramite un servizio chiamato FreeBasic. FreeBasic presupponeva il controllo dei contenuti: se sei povero puoi avere una connessione gratuita ma vedrai solo quello che ti passerà Fb. L'India ha rifutato l'offerta e così ha difeso la neutralità della rete indiana.

Perché il TRAI (Telecom Regulatory Authority of India) ha difeso la neutralità della rete, e rifiutato FreeBasic di Facebook in India.
Quartz Media - febbraio 2016

Scusa Facebook: l'India ha deciso di rimanere una nazione con internet libera e aperta.
Quartz India - febbraio 2016

Intervento di MZukerber su FreeBasic.
The Times of India - dicembre 2015

Risposta all'intevento di MZ su FreeBasic: "È una battaglia per la libertà di internet."
The Times of India - dicembre 2015

Una internet povera per gente povera:
"Internet.org di Facebook è razzismo economico."
Quartz Media - aprile 2015


(La neutralità della rete è un tema importante ed attuale - i giganti del web spingono alcuni contenuti a sfavore di altri che diventano invisibili, una censura commerciale planetaria che impoverisce la fruizione della rete. Il nuovo razzismo economico progetta connessioni gratuite con contenuti filtrati, e accesso libero a internet a chi può pagare.
Questo video con sottotitoli in italiano da attivare spiega gli effetti di una internet non libera e non neutrale)


 


 

 lavorare gratis per Google                                                torna all'indice

Jaron Lanier parla del traduttore online di Google:
"Se carichi un documento in Danese e la rete te lo restituisce in Inglese può sembrarti che in Internet ci sia una sorta di cervello automatico elettronico che lavora alle traduzioni, ma questo non è vero: molte traduzioni elaborate da veri umani sono raccolte e correlate statisticamente con l'input iniziale cioè il testo da tradurre - sono i Big data a fare il lavoro. Con brevi frasi simili a frasi già tradotte prima puoi creare un amalgama di tutti gli esempi precedenti, e questa costituisce la tua traduzione.

Tutto questo non è frutto di una mente elettronica, è il lavoro di persone vere ma nascoste, facciamo finta che non esistano e non le paghiamo, e in questo modo gli individui che raccolgono ed elaborano dati diventano sempre più potenti e ricchi.

Il problema non è solo la scorrettezza verso chi ha svolto il vero lavoro producendo Big data senza essere pagato, il problema è la distruzione dell'economia perché fingendo che non sia stato creato alcun valore col lavoro iniziale di traduzione si distrugge il valore dell'informazione, e nell'era dell'informazione questa È l'economia.
Più la tecnologia migliora, più informazione è disponibile.

Quello che si sta facendo è distruggere l'economia artificialmente solo per concentrare più potere in alcune grandi aziende che così possono continuare ad alimentare questa illusione
."

 

In realtà moltissime persone lavorano gratis, anche in Italia: sono i volontari, e se alcune di queste attività sono giustamente criticate quando sostituiscono servizi sociali che dovrebbe fornire lo Stato, in molti ambiti il lavoro gratuito è una forma di collettivismo utile e significativa.

Lavorare gratis per la comunità ha senso - per una azienda multimiliardaria no:

se poi l'azienda è quella che in Italia e in Europa ha ricevuto multe per evasione fiscale e per concorrenza sleale perché gestisce i risultati delle ricerche in modo da favorire i propri servizi di vendita a discapito di altri...
allora scelgo di non usare i suoi servizi.
Da anni uso DuckDuckGo, un motore di ricerca che non traccia i dati.

DuckDuckGo

 

 

Google, ecco come ha fatto a evadere 270 milioni di tasse in Italia secondo la Finanza.
Business Insider Italia - febbraio 2017

Google pagherà 306 milioni alle Entrate per chiudere i conti sulle tasse non versate tra 2002 e 2015.
il Fatto Quotidiano - maggio 2017

Google cede al fisco italiano e paga 306 milioni di euro: ma lo ha deciso la giustizia o la legge?
il Fatto quotidiano - maggio 2017

Google: per l’Antitrust Ue favorisce il proprio servizio Shopping. Verso multa da oltre 1 miliardo.
il Fatto Quotidiano - 16 giugno 2017
Google: la multa dell’Ue è salata, quasi 2 miliardi e mezzo di euro. Ma poteva andargli molto peggio.
il Fatto Quotidiano - 27 giugno 2017

Google finisce in Corte di giustizia: gli editori tedeschi chiedono il copyright sulle news.
il Fatto quotidiano - maggio 2017

La proposta del Parlamento Europeo per la difesa dei diritti degli editori europei contro Google e Yahoo.
Politico.eu - marzo 2017

Google Maps e la “politica dell’amicizia”: mappe differenziate per i territori contesi. Ma vale solo per Russia, Cina e India.
il Fatto Quotidiano - settembre 2016

Sono molti i posti che per motivi di privacy o di sicurezza vengono oscurati da Google.
Alcuni in realtà non sembrano avere nulla di speciale, altri invece nascondono i palazzi del potere.
Repubblica (foto) - novembre 2014

Modena, camion pirata incastrato da Google Street View
Republica Bologna - marzo 2017

Google Maps non rende, per ora. Ma inserendo la pubblicità anche le mappe diventeranno profittevoli.
Business Insider Italia - maggio 2017

 

 

 

 

 

 pubblicità involontaria                                                      torna all'indice

È forte e diffusa la pubblicità involontaria di aziende, negozi, associazioni che scelgono di aprire una paginaFb come unica vetrina professionale: ovunque per strada e in tv cartelli e pubblicità indicano la paginaFb accanto al nome della ditta - è sentito quasi come un obbligo, l'unica possibilità per farsi trovare.
Chi ha un sito web e crea anche una paginaFb lascia aperto almeno un canale fuori dal recinto.

Gli individui e i gruppi che aprono una pagina in Fb sembrano ignorare che chi potrà vedere la pagina e interagire sarà solo "il pubblico" di Fb. E più persone sono dentro Fb più diventa ovvio stare dentro Fb e più suona strano parlare di pubblicità involontaria, che invece è un termine adatto all'attività una azienda commerciale.

Esistono ancora umani che non usano Fb, e non sono neanche tutti vecchi.

Un amico in Facebook condivide un link ad una pagina di Pinterest:
se non sono iscritto a Pinterest apro la pagina suggerita ma Pinterest la oscura e mi chiede di iscrivermi.

Il problema sono gli spazi chiusi a cui accedi solo se sei iscritto; tutte le app sono spazi chiusi per definizione.


L'amico che in Facebook consiglia una pagina di Pinterest sta facendo pubblicità involontaria a Pinterest: i suoi contatti saranno invogliati ad iscriversi.
La pubblicità involontaria in questo caso è un aspetto negativo generato dai gestori e non dagli utenti: Pinterest potrebbe lasciar sfogliare la pagina postata in Fb, poi se vuoi vedere il resto ti iscrivi
.

Il modello commerciale ha bisogno di recinti chiusi, mentre una internet sana dovrebbe basarsi sull'interoperatività e la sinergia libera.
Consiglio di capire i limiti di questi recinti e scavalcarli quando è possibile, per raggiungere un pubblico più ampio, per alzare i contenuti al di sopra dei veti incrociati dei club-con-password.

Quando si posta una foto o un video in Facebook, solo chi è dentro Fb potrà vederli: meglio caricare un video in Vimeo o Youtube (spazi aperti) e poi linkarlo in Facebook (spazio chiuso), così da renderlo visibile oltre la bolla di Fb.


Invito a riflettere sull'influenza che questi meccanismi hanno sulla nostra vita online, sulle dinamiche di una colonizzazione commerciale di internet che costruisce muri e oscura contenuti - il contrario di una rete aperta e liberamente esplorabile.


Primo Moroni lo diceva con la massima chiarezza:
"Condividere saperi senza fondare poteri."

I giganti del web stanno spingendo in direzione esattamente contraria:
"Nascondere informazioni per fondare poteri"


 

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...delle aziende che gestiscono i servizi online più usati:   la soluzione è in fondo

Facebook

social network  
Instagram foto sharing di FB
Messenger messaggi di FB
WhatsApp messaggi di FB
     
Google motore di ricerca  
Youtube video di Google
Google maps mappe di Google
Google Earth mappe di Google
Gmail email di Google
Playstore app store di Google
Chrome browser di Google
Google Drive cloud di Google
Google analytics web tool di Google
AdSense web tool di Google
     
Apple sistema operativo  
iTunes musica + app store di Apple
Faces videotelefonate di Apple
iCloud cloud di Apple
Safari browser di Apple
     
Windows sistema operativo  
Explorer browser di Microsoft
Linkedin social network di Microsoft
Skype videotelefonate di Microsoft
     
Yahoo! provider  
flickr foto sharing di Yahoo!
Tumblr visual blog di Yahoo!
     
Amazon comprare online  
eBay comprare online  
Alibaba comprare online  
Paypal comprare online  
     
Twitter social news  
Periscope video live di Twitter
     
delicious social bookmarking  
Stumbleupon social bookmarking  
Soundcloud musica  
freesound.org sound sharing no-profit  
Vimeo video  
Snapchat chat foto & video  
TripAdvisor turismo  
Dropbox cloud  
openstreetmap mappe no-profit  
DuckDuckGo motore di ricerca  
Reddit social news  
Spotify musica  
Telegram messaggi  
Tinder social network  
Qzone social network  
VKontakte social network  
Disqus blog tool  
Pinterest visual bookmark  
Zynga giochi  

 

 

 

Sono tutte aziende USA tranne:

Qzone = Cina
Alibaba = Cina
VKontakte = Russia

freesound.org = Spagna, no-profit
openstreetmap = internazionale, no-profit
Telegram = creato da Russi, ora sede a Berlino

 

 

 

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